PRENSA

Il No vuole vincere? Faccia proposte positive e parli a tutti

1 de febrero de 2016

Non c’è un’energia più potente dell’allegria. Ma la promessa deve essere credible. E poi le emozioni devono cambiare davvero.

>>Wanda Marra

«L’allegria ora arriva era lo slogan della campagna. E un arcobaleno, che rappresentava il punto di raccordo tra le diverse tendenze politiche riunite sotto il no, era il logo». Con queste parole il pubblicitario cileno Eugenio García sintetizza lo spirito della campagna che portò al no all dittatura di Pinochet nel referendum/plebiscito del 1988. Sono passati quasi 30 anni, quella campagna elettorale è rimasta nella storia. Il «No» campeggiava su tutti i manifesti e con lo slogan «Chile, la alegría ya viene», vennero montati una serie di spot che mostravano come sarebbe stato il futuro del paese senza la dittatura: gente danzante, paesaggi felici e cavalcate all’aperto. Quella campagna ha ispirato un libro (I giorni dell’arcobaleno di Antonio Skármeta) e un film (No di Pablo Larraín). Oggi la «mente» dietro a quegli spot è il direttore della programmazione di Tvn (tv nazionale cilena). Ed è stato anche il direttore creativo del Padiglione del Cile all’Expo di Milano (idea di fondo, raffigurare la «catena di affetto»: «tutti i compiti coinvolti nella produzione, pesca, raccolta, lavorazione, pesca, raccolta, lavorazione e distribuzione degli alimenti deve essere fatta con un’etica amorosa, altruista e di collaborazione»). In Italia sta per entrare nel vivo la campagna per il sì e il no alla riforma costituzionale voluta da Renzi. Chi meglio dell’uomo del «No» può raccontare come si vince un referendum?

Quali furono le idee che vi guidarono negli spot per il no a Pinochet?

Il sentimento dominante nel Cile del 1988 era l’angoscia. Angoscia Pinochet avrebbe disconosciuto i risultati del plebiscito se fossero stati contrari ai suoi desideri, ma anche angoscia da parte dei suoi sostenitori che temeva no che, viceversa, il cambio di potere avrebbe portato a una rivincita di quelli che avevano subito la repressione negli ultimi 15 anni. In questo scenario, pensammo che la campagna del no avrebbe dovuto promettere quello che tutto desideravano: che ci sarebbe stato un cambiamento paradigmatico in un paese che aveva vissuto più di due decadi diviso e in guerra. Per questo, ricorremmo all’allegria come idea centrale.

In Italia in autunno ci sarà un referendum costituzionale. Il comitato del No chiede di impedire la riforma fatta dal governo, che viene considerata autoritaria e malfatta da molti costituzionalisti. Che consigli darebbe a questa campagna? 

Sarebbe pretenzioso dare un consiglio senza conoscere bene la situazione italiana. Ma sono convito che la forza dei paesi risieda nel loro livello di «affetto sociale». Voglio dire, nell relazioni positive tra le persone: sono necessarie per rendere un paese buono per vivere e lavorare. La politica si deve dedicare a questo, più che a contendersi posti di potere.

Ma come lo tradurrebbe in una campagna elettorale?

Non bisogna attaccare l’avversario, ma fare proposte positive che possano funzionare per tutti. Il messaggio dev’essere: nessuno resti fuori nel nostro paese.

Quanto funziona l’ottimismo in politica?

Dipende dallo stato d’animo e dal sentimento comune dell’elettorato. A volte di più, a volte di meno. Il desiderio di felicità è sempre presente nell’essere umano, L’importante è che la promessa ottimista sia verosimile e la proposta del candidato sia coerente con questa promessa.

Per un spot «vincente», quanto conta il veicolo dell’allegria?

Molto. La politica nella sua essenza mira a migliorare le condizione della società e un miglioramento fondamentale è aquello dello astato d’animo di un paese. Non esiste un’energia più espansiva e creativa dell’allegria.

Si ricorda altre campagne elettorali «importanti» sul genere di quella del No a Pinochet?

La campagna del No fu realizzata per cancellare una dittatura attraverso un’elezione popolare. Non conosco altre campagne simili che siano state cosí decisive per trasformare il destino di un paese.

In Italia, il premier Renzi porta avanti la «felicità», come una sorta di programma di governo. Non può essere pericoloso?

Può essere un boomerang. La proposta del candidato, se non è credibile, è demagogica. Anche perché poi lo deve fare: deve cambiarse gli stati d’animo delle persone. Per esempio adesso molti ci rimproverano, dicendo che gioia e allegria in Cile non sono arrivate. Ma, all’epoca il Cile era un paese grigio, doloroso. Per noi l’allegria era importante. Ma attenzione, una promessa che riguarda le emozioni tocca tutti: tutti hanno emozioni, tutti possono comprovare se è stata mantenuta o no.

Fuente: il Fatto Quotidiano